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Memoria e Giustizia — Arica

Un murale collettivo contro l'oblio della contaminazione tossica

Il presente murale nasce dall'esigenza di mantenere viva la memoria di una grave vicenda ambientale e sanitaria che ha colpito la città di Arica, in Cile, e che, nonostante il trascorrere degli anni, non ha ancora trovato una soluzione pienamente adeguata sul piano della giustizia, della bonifica e dell'assistenza alle persone coinvolte.

Luogo

Arica, Cile

Anno

2024–2025

01 · La vicenda

Ventimila tonnellate di rifiuti tossici nel porto di Arica

Negli anni Ottanta, l'impresa mineraria svedese Boliden fece giungere nel porto di Arica, mediante diverse navi, oltre 20.000 tonnellate di rifiuti tossici. Si trattava di fanghi residui derivanti dalle lavorazioni e dall'estrazione di minerali, contenenti sostanze potenzialmente dannose per la salute e per l'ambiente. I materiali furono affidati a un'impresa locale di Arica, incaricata della loro gestione. I fanghi vennero scaricati e depositati in un'area situata appena fuori dalla città, che all'epoca era ancora prevalentemente desertica e scarsamente urbanizzata.

02 · L'urbanizzazione dell'area

Un quartiere costruito sopra i fanghi industriali

Negli anni successivi, quei rifiuti tossici furono progressivamente dimenticati. Tuttavia, il Comune di Arica realizzò in quella zona un intervento di edilizia popolare, costruendo abitazioni destinate a centinaia di famiglie. Più di 300 famiglie si trasferirono così in un quartiere edificato sopra o in prossimità dei depositi di fanghi industriali. Le nuove case rappresentavano per molte persone un sogno: la possibilità di avere finalmente un'abitazione stabile, un futuro e una condizione di vita migliore per i propri figli. Con il passare del tempo, però, iniziarono ad emergere numerosi casi di gravi patologie, tumori, malformazioni e altri problemi sanitari tra gli abitanti dell'area. Gli studi e le indagini avviati per comprendere le ragioni di questa situazione hanno evidenziato la presenza dei residui tossici sotto le abitazioni e nelle zone circostanti.

03 · Una ferita ancora aperta

Le richieste della comunità

Da quella scoperta sono nate numerose battaglie civili e legali, promosse dagli abitanti e dalle associazioni locali. Le richieste principali riguardavano:

  • la bonifica effettiva dell'area;
  • il riconoscimento delle responsabilità;
  • un sostegno sanitario adeguato per le persone colpite;
  • misure di tutela per le famiglie residenti;
  • il riconoscimento della sofferenza subita dalle comunità coinvolte.

A distanza di oltre venticinque anni, molte di queste richieste restano ancora senza una risposta completa. Per ragioni politiche, istituzionali e giudiziarie, la vicenda continua a rappresentare una ferita aperta per la città di Arica e per le persone che ne hanno subito le conseguenze.

04 · Il percorso partecipativo

Parole, teatro e disegni per ricostruire la memoria

In questo contesto è nata l'idea di realizzare un grande murale collettivo, come strumento di memoria, denuncia e partecipazione comunitaria. Il progetto è stato sviluppato insieme a un'associazione di donne coinvolte direttamente nella vicenda dei rifiuti tossici. È stato quindi proposto e realizzato un laboratorio creativo e teatrale, aperto alle donne e agli abitanti del quartiere, con l'obiettivo di ricostruire la memoria individuale e collettiva della comunità. Durante il percorso, le partecipanti hanno potuto raccontare e rappresentare tre dimensioni fondamentali della loro esperienza:

  • Il passato, legato ai sogni e alle aspettative delle famiglie che avevano ricevuto una casa popolare;
  • Il presente, segnato dalla malattia, dalle perdite, dall'incertezza e dalla richiesta di giustizia;
  • Il futuro, spesso percepito con dolore e rassegnazione, in assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni.

Le donne hanno espresso, attraverso parole, teatro, disegni e immagini, non solo la sofferenza prodotta dall'inquinamento, ma anche il desiderio di non essere dimenticate e di rendere visibile una storia troppo a lungo rimasta ai margini.

05 · Dalla narrazione al murale

Una testimonianza permanente, visibile e condivisa

Al termine del laboratorio, le partecipanti sono state invitate a tradurre la loro esperienza in un grande disegno collettivo realizzato su tela. La tela è diventata una narrazione visiva della vicenda: il sogno della casa, la scoperta dei rifiuti tossici, le malattie, il dolore delle famiglie, la lotta per il riconoscimento dei diritti e il bisogno di giustizia. Da quel disegno è nato il murale, realizzato insieme alle donne e ai vicini del quartiere. L'opera restituisce alla comunità uno spazio pubblico di memoria e trasforma una storia di sofferenza in una testimonianza permanente, visibile e condivisa. Il murale non vuole soltanto ricordare un fatto tragico: vuole affermare il diritto delle persone a conoscere la verità, a ricevere tutela e a non vedere cancellata la propria storia.

06 · Riconoscimento culturale

Un luogo di memoria pubblica

Realizzato tra il 2024 e il 2025, il murale è stato inserito dall'Istituto Nazionale per i Diritti Umani in un percorso della memoria dedicato ai luoghi e agli episodi segnati da gravi violazioni dei diritti umani. Questo riconoscimento attribuisce all'opera un valore che va oltre la dimensione artistica. Il murale diventa infatti un luogo di memoria pubblica, di educazione civica e di riflessione collettiva sulle conseguenze dell'inquinamento industriale, sulle responsabilità istituzionali e sul diritto delle comunità a vivere in un ambiente sicuro e dignitoso. Attraverso il linguaggio dell'arte partecipativa, la comunità di Arica ha trasformato il dolore in testimonianza, la memoria in impegno civile e lo spazio urbano in un luogo di giustizia, consapevolezza e dignità.

Dal laboratorio teatrale al murale: la memoria prende forma

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Il laboratorio teatrale: il corpo racconta la memoria del quartiere.

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Il dolore diventa testimonianza, la memoria impegno civile, lo spazio urbano un luogo di giustizia, consapevolezza e dignità.

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