Disegnare il futuro insieme.
Un progetto di arte partecipata nella scuola, dove i sogni degli studenti diventano immagini, colori e visioni per la società di domani. La facciata della scuola come volto verso il mondo: non più decoro, ma manifesto pubblico.
Luogo
Liceo Bicentenario Jovina Naranjo Fernández · Arica, Cile
Anno
2014
01 · Il ritorno
Nel 2014, sulla scia dell'entusiasmo e del successo del primo progetto di arte partecipata realizzato nella scuola bicentenario «Mi Sueño», siamo tornati ad Arica, nella scuola Jovina Naranjo, un'altra scuola bicentenario che ci ha accolti con il desiderio profondo di trasformare ancora una volta lo spazio scolastico in un luogo vivo, condiviso, immaginato insieme.
02 · La sfida
Questa volta la sfida era ancora più grande: non più soltanto un muro interno, ma la facciata della scuola, la sua parte più visibile, quella che parla alla città prima ancora che a chi entra. Era il volto della scuola verso il mondo, e lavorare lì significava dare forma a un segno capace di appartenere agli studenti, alla comunità e allo spazio urbano stesso. Un vero desafío: un invito a creare qualcosa che fosse insieme arte, educazione e presenza pubblica.
03 · Il tema
Dopo l'esperienza di «Mi Sueño», abbiamo scelto di continuare il cammino con i ragazzi delle medie, ma spostando il focus: non più soltanto i sogni personali, bensì l'immaginario del futuro. Abbiamo chiesto loro di interrogarsi su come avrebbero visto la società quando sarebbero diventati grandi, su quale mondo avrebbero voluto abitare, costruire, difendere. Perché i sogni non sono mai separati dal futuro: ne sono il primo seme, la prima visione, la prima responsabilità.
04 · Il titolo
Il progetto è stato intitolato con una frase di Gabriela Mistral che racchiude in sé l'essenza più profonda dell'educazione: «così come è la scuola, così sarà la società intera». Una frase che ci ricorda che educare significa formare non solo studenti, ma cittadini; non solo competenze, ma coscienze; non solo presenti, ma futuri possibili.
05 · Il metodo
Anche in questo caso abbiamo aperto nella scuola un laboratorio creativo, attraversato da una dimensione teatrale e corporea. Prima di dipingere, abbiamo immaginato. Prima di disegnare, abbiamo dato forma al futuro con i corpi, con i gesti, con l'emozione del movimento. I ragazzi hanno costruito immagini vive, spontanee, fatte di relazione, ascolto e intuizione. Solo dopo abbiamo chiesto loro di trasformare quelle visioni in segni visivi, grandi, colorati, aperti, da portare sui teli e poi sulla facciata. Questo passaggio dal teatro alla pittura ha reso il processo più libero e più leggero: quando il corpo ha già trovato una forma, il colore non deve forzare nulla, deve soltanto accompagnare.
06 · Il cantiere
Dal lavoro condiviso è emerso un grande disegno per la facciata, costruito insieme, discusso con gli studenti, armonizzato con le loro idee, e poi presentato al direttore della scuola. La sua reazione è stata di stupore e ammirazione. Da lì è iniziato il cantiere aperto, vissuto con tutta la scuola come un'esperienza comune e corale. In questa nuova fase abbiamo scelto di sperimentare anche altre tecniche: alcune figure del murales, infatti, non sono state dipinte direttamente sul muro, ma realizzate su forme di legno, come pezzi di un grande puzzle artistico. Colorate, modellate, integrate nella composizione, queste presenze di legno hanno dato al murales una nuova profondità, una sensazione di tridimensionalità, una ricchezza inattesa. Il muro non era più solo superficie: diventava materia viva, stratificata, vibrante.
07 · L'eredità
Anche questa volta la partecipazione degli studenti è stata intensa, precisa, generosa. Hanno sentito con forza la responsabilità e la gioia di contribuire a un'opera destinata a stare all'ingresso della loro scuola, sotto gli occhi di tutti. Hanno visto il proprio pensiero diventare immagine, il proprio immaginario diventare spazio, la propria voce diventare parte della città. Questo progetto ci ha confermato, ancora una volta, che l'arte partecipata nella scuola è uno strumento prezioso, potente, necessario. Perché non serve soltanto a decorare un luogo, ma a trasformarlo in un'esperienza di crescita, in un laboratorio di cittadinanza, in uno spazio in cui i giovani possono riflettere su sé stessi e sulla società che desiderano costruire.
facciata scolastica trasformata
figure in legno e pittura
immaginari di futuro possibile
Dal cerchio dell'ascolto all'albero dei colori
Il cerchio dell'ascolto: prima di dipingere, gli studenti si raccontano la scuola che sognano.
L'arte, quando entra nella scuola, diventa educazione alla libertà, alla responsabilità, alla bellezza condivisa. Ed è forse proprio da qui che può nascere una società migliore.