Il Teatro Dinamico è il cuore metodologico del nostro percorso: la fase in cui il corpo diventa il primo strumento di conoscenza. Ispirato al Teatro dell'Oppresso di Augusto Boal, trasforma spettatori in co-attori, comunità in laboratorio, quotidianità in materia scenica. Attraverso esercizi guidati, gesti e giochi teatrali, le persone smontano gli automatismi con cui abitano il mondo e si aprono a nuove immagini di sé, degli altri, del proprio contesto.
Augusto Boal, drammaturgo brasiliano, fondò il Teatro dell'Oppresso negli anni Settanta con un'intuizione radicale: lo spettacolo non è qualcosa che si osserva, è qualcosa che si fa. Chiunque possiede un corpo, chiunque può giocare — e quindi chiunque può trasformare la propria realtà. Il Teatro Dinamico riprende questa eredità e la traduce in un dispositivo di ascolto adatto alla scuola, al quartiere, al territorio.
Molte delle immagini con cui viviamo sono automatiche: 'i giovani sono così', 'il quartiere è così', 'gli altri sono così'. Il teatro ci permette di fermare queste rappresentazioni e di rimetterle in gioco, con il corpo, davanti a testimoni. Quando qualcuno vede il proprio pregiudizio agito da un compagno, spesso lo vede per la prima volta. E può cambiarlo.
Ogni gioco teatrale ha una funzione precisa: costruire fiducia nel gruppo, esplorare relazioni, dare forma a un'emozione, praticare il conflitto in modo protetto, immaginare alternative. Non sono attività ricreative: sono strumenti di conoscenza. Al termine della fase, le persone hanno già toccato — letteralmente — i temi che accompagneranno tutte le fasi successive del progetto.
— Adulti
Cittadine e cittadini in laboratorio: statue viventi, gesti collettivi, appoggi reciproci. Il corpo diventa territorio comune.



Il metodo si adatta a ogni fascia d'età.
— Alunni
Nelle scuole primarie, il gioco teatrale è la porta d'ingresso naturale: energia, immaginazione, presenza scenica sono già lì, pronte per essere ascoltate.


Chiunque possiede un corpo, chiunque può fare teatro. Chiunque può cambiare il mondo.
— Augusto Boal